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Rutino è un paese di neanche mille abitanti che si trova in Campania, in Provincia di Salerno, in pieno Cilento, disteso su un crinale di collina a soli dodici chilometri dalla costa e a circa trecento metri sul livello del mare. px x
luoghi px Circondato dal Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, gode di una posizione centrale che permette facilmente di raggiungere tutti i luoghi del parco.
La zona è ricca di ulivi, di fichi e di vite da vino, colture che qui hanno una denominazione di origine protetta e controllata.
Sui pendii delle colline, fra lecceti e querce secolari, ci sono vasti spazi di macchia mediterranea con mirto e corbezzolo, e con le ginestre che in primavera colorano di giallo il paesaggio. Un pò più in alto, castagneti da frutto e da legno.
Se in aprile le campagne abbondano di asparagi selvatici e in autunno i funghi non mancano, d’inverno basta una passeggiata per raccogliere molte erbe selvatiche commestibili, mentre l’estate è il periodo dell’origano profumato e delle more da rubare ai cespugli spinosi.
In alto volano falchi e poiane, i pettirossi scendono spesso a cinguettare sulle ringhiere dei balconi, e durante la bella stagione le rondini occupano il cielo con le loro traiettorie oblique e improvvise.
I boschi sono popolati da volpi e cinghiali, e negli uliveti a volte si incontrano bellissimi ramarri di un verde smeraldo o quaglie scattanti nella bassa vegetazione…
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x px Asini e capre, antichi protagonisti di questi luoghi, stanno tornando con programmi di recupero ambientale.
Per chi vuole fare trekking, a poca distanza dal paese iniziano vari percorsi che attraversano borghi di pietra, boschi e macchie, e i pendii del Monte Stella con i suoi mulini ad acqua.
A valle, c’è la diga dell’Alento con un’area attrezzata e possibilità di gite in barca, pesca sportiva e piccole passeggiate a dorso di mulo.
Ad una decina di chilometri c’è Agropoli con il suo centro storico arroccato sul porto e la bella spiaggia di Trentova (impraticabile per la folla nel mese di agosto), che confina con Punta Tresino, dove in un’ampia zona incontaminata si snodano sentieri per splendide passeggiate a picco sul mare. Poco più a sud c’è Castellabate, con la lunga distesa di sabbia che collega le frazioni di Santa Maria e San Marco, fino all’oasi naturalistica di Punta Licosa, e poi a seguire Acciaroli e Pioppi, dove, specialmente nei mesi di giugno e settembre, ci si può tuffare in un mare cristallino e poco affollato. px luoghi
lucertola px Le famose aree archeologiche di Paestum e di Velia sono a soli trenta minuti di automobile; poco di più ci vuole per raggiungere il mitologico promontorio di Palinuro e le spiagge di Camerota, i duemila metri del Monte Cervati con i suoi prati e i suoi boschi di conifere e le acque del fiume Calore che escono ghiacciate dalle grotte per scendere rapide in profonde gole rocciose, il borgo abbandonato di Roscigno e la Certosa di Padula…
Nei dintorni c’è la possibilità di praticare l’equitazione e di fare lunghe passeggiate a cavallo; per gli amanti della bicicletta ci sono strade statali poco trafficate e un’infinità di piccole provinciali e comunali, sia irte che pianeggianti.

I ristoranti della zona hanno un ottimo rapporto qualità prezzo.
Ci sono pizzerie dove si può mangiare con circa dieci euro a testa e trattorie dove si possono assaggiare i prodotti e i piatti tipici spendendo poco di più.
Ci sono ottimi formaggi caprini come il cacioricotta e insaccati di maiale come la soppressata. La pasta viene fatta in casa e condita con ragù, di castrato o di cinghiale.

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lucertola px Fra le zuppe, i ciccimmaretati, con legumi e castagne, e i ceci che si abbinano alle lagane, larghe fettuccine. Nelle pianure troviamo carciofi e mozzarelle di bufala a denominazione d’origine protetta e sulle costa molte varietà di pesce, fra cui le caratteristiche alici di menaica.
Grazie ad alcuni viticoltori, la vinificazione delle uve locali ha cominciato a produrre rossi strutturati e bianchi ricchi di profumi, e se per adesso c’è solo un pugno di cantine visitabili dove poter
degustare i prodotti, la qualità è tale da consigliare senza dubbio un giro.
Anche gli olivicoltori stanno migliorando sensibilmente la qualità dell’olio extravergine, cercando di esaltare al massimo le potenzialità delle varietà autoctone come la Salella e la Rotondella.
La lavorazione del fico secco continua ad essere di alto livello: riempiti con mandorle o noci, limone e finocchietto selvatico, immersi nella cioccolata o passati semplicemente al forno per una doratura, rappresentano il modo migliore per chiudere un pasto, in particolar modo se accompagnati da un bicchierino di passito.
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